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Claudio Cojaniz : Non son tornati
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Piano solo, with shades of jazz. The album collects the original soundtrack, along with words and images, taken from a World War I documentary.
Genre: Jazz: Smooth Jazz
Release Date: 2009
Non son tornati
Claudio Cojaniz
Record Label: Atracoustic/Cinemazero
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Preview Song Name Time Buy
1. Preparnadosi a partire 2:26 + MP3 $0.99
2. In viaggio verso il fonte 3:51 + MP3 $0.99
3. In trincea, attesa 3:50 + MP3 $0.99
4. Il nemico 2:38 + MP3 $0.99
5. Appostamento, attacco, morte 5:31 + MP3 $0.99
6. Assalto 3:12 + MP3 $0.99
7. In trincea con la morte 1:09 + MP3 $0.99
8. Requiem (resistenza sul Piave) 5:40 + MP3 $0.99
9. Contrattacco 5:02 + MP3 $0.99
10. Dolore e pietà: superstiti, prigionieri 7:01 + MP3 $0.99
11. La guerra è finita, silenzio 7:44 + MP3 $0.99
12. Ritorno alla pace 3:07 + MP3 $0.99
13. Inno alla fratellanza 2:24 + MP3 $0.99
14. A chi non è tornato 2:14 + MP3 $0.99
15. Just a Gigolò 5:52 + MP3 $0.99
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Album Notes

It was a starry night in July, in Pordenone, Italy. On the screen, in the ancient frame of the cloister of the convent of St. Francis, ran pictures of some documentaries of the First World War, coming from “La Cineteca del Friuli”.

The hands of Claudio Cojaniz, renowned Italian pianist, sensitive to the issue for personal and intimate needs, were sliding across the keyboard, vibrating and hitting the strings inside the piano, turning images into notes.

Cojaniz played the score he composed as an unique comment to the film, involving the public with the frankness and the evocative power of his piano and the expressiveness that distinguishes his approach to music.

Now, the memorable music of that evening is enclosed in this album. The listener, with the help of the texts of the rich booklet that accompanies the music — in four languages (Italian, Slovenian, Friulian, German) to "talk" to the heirs of those peoples who lived the most that senseless conflict — come along a journey back in the Great War, among its horrors and its devastation, including the hopes of freedom and naive euphoria, with the feeling that in the end, after so many sacrifices and so much destruction on all borders, nothing had been achieved, everything was lost.

A CD, in the end, that wants to be a lasting message of peace, because the memory is tired and the war — this one or the next one — is always too close.

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REVIEWS

Cojaniz anima le sofferenze della Grande Guerra
author: Flavio Massarutto
                            
Flavio Massarutto, "il Gazzettino", 4 febbraio 2009: "Chi c’era ricorda certamente l’emozione, fortissima, provata alla proiezione dei filmati sulla Grande Guerra nell’ambito della rassegna estiva “Visioni Sonore”con la sonorizzazione dal vivo del pianoforte di Claudio Cojaniz. Oggi quel concerto/evento è diventato un Cd da titolo “Non son tornati”prodotto da Cinemazero e Atracoustic. Diversamente da analoghe operazioni la musica non perde nulla senza il confronto con le immagini e il ricco booklet allegato al disco ne fa invece un’opera che si presta ad ulteriori riflessioni e usi. Nelle ventiquattro pagine del libretto scorrono i fotogrammi dei filmati girati sui fronti del conflitto dall’Adamello al Friuli al Piave sino alla Trieste visitata dal Re e citazioni tratte da resoconti d’epoca tradotti in italiano, sloveno, tedesco e friulano. Per ognuna delle quattordici parti nelle quali è suddivisa la musica altrettante brevi e folgoranti testimonianze che raccontano il dolore, lo stupore, la crudeltà. L’ascolto perciò delle musiche è accompagnato da suggestioni che ne collocano il progredire nel quadro del contesto storico, un contesto che diventa universale nel parlare della sofferenza e della tragedia della guerra. A questo materiale così palpitante Cojaniz si è approcciato con umiltà e ha saputo viverlo in modo totale. Arrivano immediate le sue impennate polemiche come quando ridicolizza il tronfio militarismo con marce innaturalmente meccanizzate o la retorica patriottica con una versione grottesca dell’inno di Mameli. Oppure il sentimento di pietà per le vittime recuperando la tradizione innodica laica e religiosa e il blues giungendo a tributare nel momento di massimo orrore sullo schermo, l’immagine di due soldati morti trafiggendosi con le baionette, un silenzio che dice più di mille note. Un flusso continuo di suoni tratti dalla tastiera ma anche direttamente dalle corde del pianoforte attingendo da molteplici generi. Si è voluto, giustamente, pubblicare anche il bis della serata, il vecchio standard “Just a Gigolò”. Cojaniz libera la tensione della performance giocando con questa melodia antica e saggia perché la vita e le sue manifestazioni come l’amore e il gioco sono l’antidoto migliore alla follia della guerra."
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