Enrico Francioni | Segni del tempo

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Avant Garde: Modern Composition Classical: Contemporary Moods: Type: Instrumental
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Segni del tempo

by Enrico Francioni

"We are talking about Buddhist Zen: a spiritual dimension well known to who, like Francioni, when he composes, has the habit to lose himself in nature. Francioni’s music teaches us to reach the state of new attention."
Genre: Avant Garde: Modern Composition
Release Date: 

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Available as MP3, MP3 320, and FLAC files.

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1. Flabrum (flute) F.Manna (fl)
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2. Impulsi (double-bass) E.Francioni (db)
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3. Record'en flans (flute&double-bass) F.Manna (fl), E.Francioni (db)
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4. Contr'tast (violin) P.Farinacci (vl)
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5. Cluster (flutes&double-bass) F.Manna (fll), E.Francioni (db)
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6. Ricercare (double-bass) E.Francioni (db)
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7. Trio_I (vla-cello-db) A.Zangheri (vla), G.Zoffoli (cello), E.Francioni (db)
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8. Trio_II (vla-cello-db) A.Zangheri (vla), G.Zoffoli (cello), E.Francioni (db)
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9. Trio_III (vla-cello-db) A.Zangheri (vla), G.Zoffoli (cello), E.Francioni (db)
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10. Trio_IV (vla-cello-db) A.Zangheri (vla), G.Zoffoli (cello), E.Francioni (db)
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11. Trio_V (vla-cello-db) A.Zangheri (vla), G.Zoffoli (cello), E.Francioni (db)
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12. I segni del tempo_Calmo (double-bass&harp) E.Francioni (db), P.Carciani (hp)
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13. I segni del tempo_Adagio (double-bass&harp) E.Francioni (db), P.Carciani (hp)
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14. Cinque piccoli pezzi_Espressivo (guitar) A.Vianello (gt)
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15. Cinque piccoli pezzi_Preludio (guitar) A.Vianello (gt)
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16. Cinque piccoli pezzi_Fuga (guitar) A.Vianello (gt)
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17. Cinque piccoli pezzi_Cantilena (guitar) A.Vianello (gt)
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18. Cinque piccoli pezzi_Rondel (guitar) A.Vianello (gt)
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19. Zauberspiegel (double-bass) E.Francioni (db)
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ABOUT THIS ALBUM


Album Notes
"I shall to try to explain, in a few lines, why I have chosen to make this CD. It is difficult for me to do so, because I am not a writer.
I must admit that, since my very first attempts at music, the act of creation has always taken the precedence.
I have a vivid memory of being nearly ten years old and playing and improvising on the 6th metal string, the E grave of the guitar. In the evenings, I sat alone in the stairwell of the dark house, where the vibrations were most sensitive. I was filled with awe by the gravity of the place, of how it was enriched with many other small, strange and hidden sounds. Sounds which I could not explain to myself and which I still find hard to understand. What I loved the most in music, and still do, is the resonance of the sound. I do not believe in pure silence. In fact, it frightens me.

I really think that this sense of mystery has remained in the way I think of the sound, the music and my approach to timbre and silence.
…And then, my intuitions were confirmed when I met my maestro. The only one!

I realized that it was possible to think the music on different ways from the conventional sense. It encouraged me in my very private, personal search.

The making of this CD was almost a violation of this intimate relationship, that I am proud to have with my music.
I do not believe in schools that teach composition! They limit thoughts that need freedom and wide open spaces to wander infinitely. One loses and then finds ones way, perhaps betraying oneself, but the belief is eventually reaffirmed.

I really believe in “love at first sight”. The music conquers you and makes you its “humble slave”.

I am convinced that I have arrived at this point in my life as a natural consequence of all the experiences of my youth.
This CD is the synthesis of about twelve years of work. This period was, on the whole, not very productive (almost arid), but certainly for me, important, intense and strongly motivated…"

Enrico Francioni



***



Segni del tempo
Enrico Francioni (2007)

by Marida Augeri [xBass_2007]

“ (...) Non credo alle scuole di composizione! Esse sono (comunque) limiti al nostro pensiero che invece ha bisogno di libertà, di ampi spazi (...). Credo di più ad un “amore a prima vista” con l’esperienza sonora...” Con queste parole decise ed appassionate Enrico Francioni apre - nel booklet del cd Segni del tempo - le porte del suo mondo musicale, emozionale ed esperienziale all’ascoltatore, proponendogli un cammino tra i suoi ricordi più profondamente significativi, sempre e comunque legati all’arcaica esperienza del suono e del suo risuonare in maniera sempre diversa ed originale dentro e fuori dal sè. La capacità di stupirsi continuamente e del godere delle mille variabili cromatiche di questa esperienza sembra essere una condizione essenziale sia per il Francioni strumentista che per il compositore, anche se il significato più classico di quest’ultima definizione è percepita da lui come stretta, limitante. Parleremo di Enrico Francioni piuttosto come di uno sperimentatore del suono, che, come lui stesso descrive nella presentazione del suo lavoro “(...)ha bisogno di poter vagare all’infinito, fino a perdersi e poi ritrovarsi e poi tradirsi, per poi, forse riconfermarsi(...)”, per rispettare ed incarnare il suo desiderio di libertà formale fino alla mancanza di una definizione persino di ruolo.
Che Enrico Francioni sia un contrabbassista e che la base di lavoro sul suono sia stato uno strumento così essenziale come il contrabbasso è invece elemento fondamentale, oltre che per intepretarne il linguaggio sonoro, anche per apprezzare il coraggioso slancio sperimentale verso altri strumenti, affrontati con la stessa personale libertà e voglia di esplorarne le caratteristiche sonore che guidano la sua interpretazione strumentale. Da ultimo, ma non meno importante elemento nel percorso professionale di Enrico Francioni è la presenza dell’”unico maestro”, come lui stesso lo definisce, Fernando Grillo, da cui proviene l’impronta indelebile della ricerca sonora e a cui, non a caso, è dedicato espressamente uno dei brani di maggior fascino del cd, il Ricercare.
Francioni presenta dieci composizioni, di cui tre dedicate al contrabbasso solista, mentre nelle altre configurazioni esecutive sono coinvolti, oltre agli altri strumenti della famiglia degli archi, (Pasquale Farinacci, violino, Aldo Zangheri, viola, Gabriele Zoffoli, violoncello), anche l’arpa (Patrizia Carciani), il flauto e l’ottavino (Francesco Manna) e la chitarra (Aldo Vianello).
L’apertura è affidata al flauto solo di Flabrum, dove lo strumento compie un percorso sonoro dal carattere improvvisativo anche se in realtà si percepiscono basi tonali, dal ritmo libero e che lascia dietro di sè l’impressione di cadenza finale di concerto.
Impulsi, il primo dei brani solistici dedicati al contrabbasso, crea una atmosfera meditativa con richiami esotici attraverso suoni, sia che si tratti di armonici ma anche note pizzicate, disposti in intervalli che si discostano dalla scansione semicromatica occidentale.
La disposizione delle sezioni di Record’en flans che vede insieme flauto e contrabbasso, con tanto di fugato finale e chiusa Grave, ricorda quella del “tema e variazioni”, secondo la struttura classica di questo genere di composizione. Raffinato e estremamente dettagliato nella prima parte l’uso alterno di suoni ed armonici, fino ad un cambio netto di carattere con la proposta di “variazioni”, utilizzando liberamente le note. Segue ancora un efficace giuoco armonico e melodico tra il pizzicato del contrabbasso e lo staccato del flauto, per terminare in un breve fugato che introduce una sezione in stile contrappuntistico e in un Grave.
Il violino solo è protagonista in Contr’tast, dove sembra individuarsi una sorta di recitativo, nel quale l’arco “canta” con un approccio ricco di pathos mentre le altre tecniche di emissione che producono suoni ’”accompagnano” questo canto a volte rassegnato, a tratti invece quasi ossessivo.
Con Cluster l’atmosfera si fa onirica, tra la cantilena serenamente bucolica dei fiati e il contrabbasso dall’approccio psichedelico. Il fraseggio e le tecniche di emissione del suono dei flauti danno l’impressione del ticchettìo dell’orologio e del movimento meccanico di una macchina. Colpiscono i rapporti sempre molto efficaci tra il suono dei flauti e l’intervento del contrabbasso.
Ricercare è un brano di raro fascino. Questo pezzo presenta una brevissima cellula tematica (tipica del Ricercare) ripetuta a varie altezze, con le combinazioni tecniche compositive e strumentali più disparate.
La composizione dedicata al Trio si apre con un ostinato dalle variazioni sempre più ritmicamente animate. Nel suo sviluppo i suoni s’inseriscono man mano nel tappeto fonico preesistente, suscitando l’impressione visiva di un “colore” che muti gradualmente, quasi un Adagio contemplativo. Dopo un Allegro dal clima “rockeggiante”, molto brillante, si passa ad un fugato a tre che presenta echi di elementi stilistici della musica francese barocca con note puntate e diminuzioni. L’Andante a seguire, richiama inizialmente l’andante arioso di haendeliana memoria. La sua melodia, basata sulla scala minore armonica ci restituisce ancora una volta echi orientali.
I segni del tempo è il brano prescelto per dare il titolo all’intero cd. A questa composizione, più volte premiata in concorsi di respiro internazionale, si addice in particolare il colorito paragone della musica di Francioni ad una “sospensione liquida”, come la definisce lo scrittore e musicologo Alessandro Zignani, nella sua presentazione dedicata al cd.
Tra i Cinque piccoli pezzi nei quali è protagonista la chitarra, dall’ottimo suono e dalla gradevole atmosfera, risalta in particolar modo la Cantilena dal fascino di una arcana melodia, ancor più esaltata dai mordenti in stile vocale popolare meridionale.
Infine Zauberspiegel, dove governa l’uguaglianza armonici = riflessi. Vigoroso è il carattere quasi fiabesco del pezzo, per l’analogia con la nota di bordone di zampogna, ma con chiari aechi orientali, non solo per le scala utilizzata dalla melodia, ma anche per i riferimenti rivolti a strumenti extra-occidentali, grazie all’utilizzo di particolari timbri del contrabbasso.
Proprio a quest’ultimo brano lasciamo il compito di suggellare il clima di magia arcana e spesso insondabile che il suono ed il ricordo condividono come caratteristica fondante. Immaginiamo che il percorso attraverso entrambi questi elementi per Enrico Francioni non sia affatto terminato e che ci siano ancora nuove sperimentazioni sonore sul suo percorso di “eterno curioso del suono”.
Si ringrazia Alberto Pavoni per la consulenza.

Marida Augeri [xBass_2007]


***

"Innanzitutto una nota di merito per quanto riguarda i testi del booklet, dove si trovano interessanti spiegazioni relative ai brani. Altrettanta qualità troviamo nel suono, tutti gli strumenti sono ottimamente registrati con buona naturalezza e i riverberi conferiscono un'ampiezza molto realistica all'ambiente che gli speakers ricostruiscono.
Se proprio devo fare un appunto, l'impostazione grafica non è all'altezza del tutto - ma è una personalissima opinione che chiunque può confutare (e non mi offenderò!).

Non intendo scrivere un saggio critico - non ne sarei all'altezza! - ma solo le mie impressioni dopo un ascolto attento (a cui dovranno seguire altri ascolti per completare bene il giudizio, ma io ho voglia di scrivere adesso....).
La scrittura, il suono e le performance di tutti i musicisti sono caratterizzate da grande cura, equilibrio e spontaneità. Quest'ultimo elemento non è facile da trovare in dischi di questo genere, l'approccio compositivo viene spiegato nelle note e personalmente apprezzo questa voglia di libertà che nel risultato finale dà certamente qualcosa in più.

Se posso permettermi, la composizione Trio (per viola, violoncello e cb) è l'unica che non mi ha entusiasmato, ma più per gusto personale che per altro; ammetto che in questo periodo ho nelle orecchie molta musica da camera, tipo i quartetti di Bartok, Webern, Debussy - quindi sono un po' troppo influenzato da questi suoni e mi riprometto di riascoltare Trio a mente più fresca, tra qualche tempo.

Il brano "Cinque piccoli pezzi", per chitarra sola, ha il titolo sbagliato: dovrebbe chiamarsi: " cinque piccoli gioielli"!! Battute a parte, sono composizioni di assoluto valore, piene di delicatezza, e danno - come dire - una sensazione di 'senso compiuto', nel senso che sviluppano una racconto musicale denso di emozioni.
Flabrum, per flauto solo, che apre il cd non può non ricordare alla celebre Sequenza di Berio - o la mia osservazione è un po' scontata? Beh, comunque il brano non lo è affatto, ascoltatelo e non potrete non essere d'accordo!

I brani per contrabbasso solo sono geniali; Ricercare è dedicato al M° Grillo e quest'intenzione è azzeccatissima, si ritrovano esattamente le ricerche sonore del grande maestro (io lo ritengo tale e credo di non sbagliare nel mio piccolo). In particolare, la perizia tecnica del M° Francioni è sorprendente (non esagero) su Zauberspiegel.

I duetti flauto+cb e arpa+cb ci consegnano una grande musica, è quello che mi piace trovare quando ascolto una composizione moderna, anche qui rischio di ripetermi elencando equilibrio sonoro (non solo musicale) e capacità di meravigliare l'ascoltatore portandolo su percorsi impensati.

Ho accennato alla perizia tecnica - trattandosi di un cd di contrabbassista siamo particolarmente interessati a questo. Beh, che dire: c'è solo da imparare, ascoltare un cd come questo aiuta ad aprire la mente e stimola a sperimentare soluzioni tecniche ardite.

Infine, un'ultima considerazione: è una vergogna che un'opera come questa non sia prodotta da etichetta in grado di distribuire a dovere questa musica. Ho fatto la stessa osservazione ascoltando Mantram di Stefano Sciascia (opera molto diversa da questa, ma anche altamente intrigante); provocazione: questo avviene perchè il mercato poco recepisce questo genere di musica, oppure il mercato recepisce poco perchè la distribuzione (quella di un certo livello) non se ne occupa?

Complimenti vivissimi."
[Giorgio Dini]


***


"Ho finalmente ascoltato il lavoro di Enrico Francioni... per la terza volta (e altre volte l'ho ascoltato più distrattamente) e trovo che sia un bellissimo lavoro (impressione datami più da un terzo ascolto che non da un primo).

Della serie "questioni di gusto" mi sono piaciuti molto i primi tre brani che conducono l'ascolto l'uno verso l'altro, in un atmosfera suggestiva ed evocativa. Molto mi piace anche Trio, mi piace il suo polistilismo e la sua chiarezza formale (con tutta la plasticità e la libertà che essa assume; è sicuramente il pezzo più di facile ascolto). Zauberspiegel inoltre, è molto interessante sotto il profilo contrabbassistico.

Nulla aggiungo per non ripetere cose già scritte da altri. Complimenti!"
[Federico Bagnasco]


***


Osservazioni su i “Segni del tempo” di Enrico Francioni [di Vito D.Liuzzi]

“Nemo propheta acceptus est in patria sua”
Partendo dal noto brocardo latino, il quale nel caso specifico di “Segni del tempo” di Enrico Francioni che si spera vivamente non abbia seguito specie in un ambiente come quello italiano, sovente vedente e tendente a soprassiedere in merito a composizioni artistiche che si distaccano, o sovente non rimembrano un determinato tipo di scrittura musicale, specifichiamo subito e, con vigore, che le parole che seguiranno non costituiscono una vera e propria “critica” (nel senso più lato dell’ idioma), bensì avranno uno scopo esclusivamente di tipo osservativo, teso possibilmente ad identificare nella modalità compositiva del Francioni l’ essenza o l’ Essere, anche criptico, di questo lavoro che si presenta nel panorama internazionale non tanto come un evento o una conferma di un contrabbassista-compositore ben conosciuto nei confini italici, bensì come l’ espletamento di varie situazioni sonoramente particolareggiate e ben delineate che, a nostro giudizio, risultano essere meritevoli di grande attenzione e cautela, specie nel giudicare la materia sonora che compone il compact disc.
Come spesso accade in un ambiente teso a sicostarsi dai parametri contenutistici più scontati e talvolta eccessivamente portati “in auge”, un primo problema che si pone è quello di carattere squisitamente definitorio: nel nostro caso non si lascia spazio che ad un’ unica e forse incontestabile definizione del lavoro di Francioni come “un poeta dell’ avanguardia classica con uno spunto di romanticismo contemporaneo”, affermazione che assomma in sé non tanto un filosofismo di tipo sofistico, bensì una considerazione che ben si attaglia ad una serie di brani che fluttuano nello spazio-tempo con una logica consequenzialità estremamente piacevole anche per coloro che, per cultura propria o disattenzione innata a certi fenomeni sonori, mal percepiscono delle musiche che si distaccano dal tradizionalismo di stampo classicheggiante, definizione quest’ ultima in sé e per sé già errata. Inomma, vi sono cose che è bene dire, ma che possono essere dette al momento inopportuno ed alle persone non idonee. Un caso potrebbe essere proprio questo, nostro malgrado.
Infatti ci troviamo innanzi ad un contrabbasso che, ad esempio, nel suo solipsimo più stravagante, si accompagna ad altri strumenti quali un ottavino, un flauto, un violoncello e niente di meno che ad un arpa. Ma il Francioni contrabbassista-solista non ha elaborato questo lavoro con caratteristiche in cui la voce del caro mastodonte assume la prevalenza, bensì si è voluto mettere in evidenza come sia l’ aspetto prettamente compositivo e quello esecutivo possano andare di pari passo ed a livelli creativi di un certo spessore, e che tra l’ altro non vogliamo assolutamente decontestualizzare. Una chitarra, un flauto anche in Sol ed altri strumenti citati vengono manipolati con destrezza, abilità, intuizioni e spirito di non-protagonismo assolutamente apprezzabili, anzi meritevoli di grande attenzione da parte di una critica a volte più propensa a pensare in maniera eccessivamente intellettualistica che concreta e propensa ad un’ analisi più semplicistica ma, tecnicamente preparata nel giudicare, osservare, minimizzare o massimizzare quella che è poi un’ Idea costante e lungimirante, a mò di quella che si può ritrovare in Segni del Tempo. Quello che abbiamo definito in questo lavoro compositivo come “materia sonora”, non può essere suscettibile di una facile catalogazione o definizione, poiché trattasi di risorsa conoscitiva-innovativa, sotto alcuni aspetti, e classicisticha sotto talaltre angolazioni, che possiedono uno spirito romantico di alcune cellule sonore, anche microtonali, le quali forniscono un risultato finale estremamente variegato e che lascia l’ ascoltatore ben presente-e-non-assente nella percezione dei brani che si susseguono con estrema logica di stampo razionalistico, non volutamente improvvisativa, ma estremamente coerente con se stessa per tutto il cammino sonoro che accompagna l’ ipotetico fruitore di tale Arte, non definibile aprioristicamente. Un discorso univoco, scevro di quella facile ripetitività che spesso si riscontra in fenomeni acustici similari a quello oggetto di questa analisi. E’ come dire che la critica più alta è la cronaca della propria anima. Essa ha maggior fascino che non abbia la Storia (nel nostro caso musicale) perché ne siamo oggetti noi stessi. Ben si confà anche l’ Idea secondo la quale tale Storia è più dilettevole della filosofia musicale, perché l’ argomento è concreto e non astratto, reale e non fittizio. Unica forma civile dell’ autobiografia dell’ artista, perché si aggira non intorno agli avvenimenti ma, ai pensieri (musicali) della vita dell’ autore, non tratta di azioni o circostanze dovute a casi fisico-acustici, diremmo noi, ma che ha per argomento gli aspetti spirituali e le passioni immaginative dello Spirito stesso. Esattamente come accade per il Francioni, compositore ma anche virtuoso del suo strumento, il contrabbasso, che attrae con un linguaggio sonoro affascinante e sotto certi aspetti idealistici. Un lavoro di “effettistica” già riconosciuta da taluno? Assolutamente no! Altrimenti la composizione non avrebbe quella diversità e varietà che, tuttavia, costituiscono il sottile filo conduttore preciso, puntuale e durevole in quello che si definisce lo Spazio-Tempo. Non vogliamo in questa sede operare una vivisezione di “Segni nel tempo”, anche perché non ve ne è l’ assoluta necessità. Ma alcune osservazioni particolaristiche e tecniche sono degne di nota, e non possiamo rifuggire da queste.
Alcuni esempi potrebbero meglio far comprendere al lettore quello che si vuol mettere in evidenza, sottolineando come le tematiche del Francioni siano di per sé simili a “piccoli quadri pittorici”, la cui visibilità è tracciabile tramite l’ alternanza di suono-silenzio-suono o silenzio-suono-silenzio che ne ingrandiscono l’ immagine senza alterarne i contenuti. Un flauto che si esprime con grande nitidezza espressiva, estrema pulizia dei suoni anche nei passaggi più ardui, l’ accentuazione estrema di dinamiche che partono da suono-zero per ripercuotersi in un infinito-ben-delineato (assurdità logica ma percepibile). L’ utilizzo di staccati espressi con grande virtuosismo tecnico-espressivo e l’ utilizzo di tutte le potenzialità espressive dello strumento, fanno ad esempio di Flabrum un brano in cui le cellule melodiche finali, spesso ripetute, si avvalgono anche di una serie di “mordenti” che costituiscono una sorta di “osannazione” ad un tempo sì segnato, ma sempre ben cadenzato. Questo “segno nel tempo e del tempo” poteva essere il titolo più idoneo del lavoro ed il perché lo si potrà comprendere nel seguito di questo discorso che stiamo affrontando contemporaneamente e insieme ad un ipotetico ascoltatore. Il contrabbasso, sempre in quella pacatezza espressiva che delinea e permea l’ intero compact-disc, si avvale di tecniche sopraffini, come una riverberazione dei pizzicati sempre ben articolata e che scandisce questo “Tempo” da cui inesorabilmente l’ interprete-compositore-esecutore non riesce a distaccarsi; si avvale anche di un rincorrersi di suoni armonici che dimostrano grande sensibilità espressiva, talvolta riecheggianti filosofie orientaleggianti ove il tempo è ben segnato, scandito e discretamente silenzioso.
Di rilievo anche l’ affiancarsi di due strumenti opposti come il contrabbasso e flauto, i quali spesso riescono qui a riprodurre timbriche similari ed estremamente anche ben intonate, sebbene tutti i brani si contraddistinguano per l’ utilizzo di microtoni mai eccessivi o trasbordanti nel loro continuo esplicarsi o ripresentarsi. L’ aspetto principale, secondo noi, è questa voglia di costruire un “dialogo narrativo” vero e proprio, talvolta all’ unisono altre volte per terze od anche tramite dissonanze creative. Evidente il carattere introspettivo di Record’ en flans , dove la scrittura si presenta ben delineata ma mai semplicistica, fuorviante o eccessivamente maniacale; per non parlare della ripresa sonora di un contrabbasso sicuramente di eccellente livello, ove il “fraseggio” si esprime con grande attenzione rispetto all’ oggetto dinamico. “Contr’ tast” . Solo violino. Quasi una sfida della conoscenza compositiva sulle reali possibilità dinamico-espressive dello strumento. E qui si ripresenta una tematica cara a Francioni: l’ alternarsi di armonici ai limiti dell’ udibilità a cui fanno da contrasto i pizzicati che delineano l’ aspetto temporale che è l’ elemento unificatore di tutte le composizioni realizzate. Notevoli le conoscenze in merito alle potenzialità dello strumento, come già accennato in precedenza, ma con questo carattere quasi dimesso, e poi riscontrabile anche in altri brani, quasi a voler significare una forma di introspezione personalistica dell’ autore, che preferisce sempre ben cadenzare l’ utilizzo che viene fatto di un violino, il quale si esprime con estremo lirismo e precisione tecnica. “Mestizia visiva”, con un altro aspetto ricorrente di cellule melodiche che aprono e chiudono un discorso talvolta più che suonato, oseremmo dire “parlato”. Il frusciato degli armonici nel violino si ricollega a quel discorso espresso in precedenza circa una sorta di “ quadri pittorici” visivibli; molto precisi i passaggi fra pizzicati e suoni sulla tastiera che esprimono un’ affidabilissima e competente esecuzione del violino di Farinacci, sempre attento ad esprimere in maniera magistrale queste domande e risposte che si ripresentano in una stessa frase. A volte si ha proprio questa visione di più persone che discutono, che animano i loro pensieri usufruendo del suono ma anche del silenzio, rapporto di base sempre presente in tutto il contesto compositivo, cardine dell’ esistenza umana. Ciò che più apprezziamo è anche l’ oculatezza con cui viene usata la percussività innata di tutti gli strumenti, magari meno in un violino, ma sintomo questo di una forma quasi di religioso rispetto nei confronti di uno strumento il cui valore storico è a tutti ben noto ed evidente. In questo nostro “excursus” attraverso le tracce volutamente inserite in Segni del tempo con estrema attenzione dispositiva, Cluster fornisce materiale a Francioni per avviare un discorso compositivo dove ottavino, flauto, flauto in sol e contrabbasso si uniscono in una formazione estremamente stravagante, ma di notevole impatto sonoro. Una parte iniziale dove sembra che il contrabbasso la faccia da padrone, si pone più in evidenza rispetto agli altri strumenti, in specie con questa percussività che insieme a sonorità e bicordi ottimamente realizzati, portano ad un certo punto l’ ascoltatore a raffigurarsi delle “campane mistiche orientaleggianti”, sempre in questa punteggiatura ed accentuazione di un Tempo che scorre pacato sì, ma con una sorta di inesorabilità (e la medesima cosa compare con i flauti che scandiscono un tempo fatto mai di frenesia nevrotica ma costituito da estrema lucidità linguistica-compositiva). L’ uso del “sautillé” ai limiti delle possibilità espressive del contrabbasso, ed altri elementi tecnici, sembrano ad un certo punto creare una sorta di “caos esistenziale”, con l’ ostinato dei fiati che mette in risalto la qualità dell’ intero brano ma che, secondo chi scrive, è anche il risultato di una spiccata sensibilità di Francioni, aspetto che non sta a significare l’ uniformità dei vari brani anzi, al contrario, la dimostrazione di una certa inquietudine che poi è caratteristica conduttrice di alcuni brani più introspettivi, che si riconoscono con estrema facilità percettiva. Torniamo al solo contrabbasso, strumento sul quale Francioni dimostra di possedere una serie di varianti esecutive anche qui degne di ammirazione, poiché non scende mai nella banalità di carattere compositivo, od in una forma di ovvietà interpretativa, ma dimostra di avere fra le mani, e specie nel brano di cui parlasi, un vero e proprio “contrabbasso parlante”. Troviamo una ricerca appunto estrema della giustezza dei tempi nelle singole frasi, con pizzicati molto precisi e questa razionalità espositiva che spesso è ben evidenziata tramite l’ utilizzo di armonici artificiali a sfinire, abilità tecnica non improvvisata ma voluta secondo quanto la sua scrittura riflette su foglio. Le lunghe pause sono l’ aspetto predominante, specie se paragonate ai brani che precedono “Ricercare” e non posso stare che a significare come il silenzio quasi cosmico costituisca una rottura nel fluire di un tempo il quale scorre inesorabile ma che pur lo comprende. E per poter meglio comprendere quello che si sostiene, Francioni qui è molto abile nello sfruttare tutte le possibilità espressive del suo contrabbasso, di grande ed ampio respiro. Quindi un “Trio”, in questo caso più rassicurante specie perché composto da viola, violoncello e contrabbasso che, appartenendo alla fine ad un’ unica famiglia, ben interagiscono fra loro. Un brano che preferiamo particolarmente poiché qui è evidente quel segno-del-tempo che parte da una sorta di basso ostinato, per poi alternarsi fra gli altri strumenti sicuramente al fine di valorizzare un particolare concetto creativo di tipo compositivo che, fino a questo punto, Francioni è riuscito a realizzare appieno. Interessante la parte in cui il contrabbasso cerca di dialogare, riuscendovi quasi magicamente, con dei sincopati ostinati del violoncello, mettendo per la prima volta in risalto un tempo diverso da quello utilizzato in precedenza, ma sotto il profilo concettuale sostanzialmente identico. L’ utilizzo inoltre di una forma quasi a mò di canone, riconferma quella nostra tesi della ricerca di un dialogo fra gli strumenti utilizzati, all’ interno di una spazialità sonora composta e rispettosa di quella determinata scorrevolezza del tempo lenta ma, come sempre, ben cadenzata. Subito dopo passiamo nuovamente in una situazione di caos a carattere introspettivo, nel quale prevale l’ alternanza fra pizzicati ed arco e, per un attimo, si ha la sensazione di ritrovarsi in una situazione ambientale estremamente piacevole, ma di stampo più occidentalistico. Si tratta proprio di uno spunto di breve durata. Ed allora vi è la ricomposizione fra i tre strumenti “dialoganti”, all’ interno della quale la nitidezza espressiva rappresenta il caposaldo di questo ultimo movimento. La cosa che più ha colpito positivamente di tutte queste composizioni è stata la particolare precisione nell’ esecuzione di passaggi talvolta esasperati, per la loro difficoltà, e questa “pacatezza” interiore di Francioni che in un mondo atonale sembra preferire quasi delle tonalità minori più temperate. Insomma, si ha la sensazione obiettiva che esistano nel compositore due aspetti contrapposti fra loro: la pacatezza come detto da una parte e un’ inquietudine interiore, tutto compreso in un tempo che fluentemente scorre, ma che sicuramente fa sì che l’ intero Cd possa pretendere di assurgere a vette ben più elevate. Ed infatti la contestualizzazione dei fatti non termina qui, visto che passiamo ad i cc.dd. Segni del tempo per Arpa e Contrabbasso propriamente detti, brano di estrema bellezza compositiva nel quale il compositore, ancora una volta, preferisce iniziare il suo nuovo dialogo narrativo con una serie di armonici, anche artificiali e dove si evidenzia un vero e proprio “contrabbasso virtuoso”; oltre ad un’ arpa grazie alla quale la Patrizia Carciani si mette ulteriormente in evidenza con passaggi, anche questi, di grande virtuosità ma, soprattutto, che provvedono ad una serie di “effettistiche” assolutamente sconosciute per chi scrive, certamente più congeniali a Francioni che ne ha saputo, ancora una volta, valorizzare l’ alta forma contenutistica. Ma non è finita qui. Infatti il contrabbasso, ancora una volta ottimamente ripreso magistralmente dai tecnici del suono, in una serie di virtuosismi in cui c’è poco di scontato visto che tenta, riuscendovi, di imitare un’ arpa che in questo secondo movimento sembra avere un compito più d’ accompagnamento, sfrutta i tipici glissati a sfinire e “ricche” di un certo effetto. Ma è qui che si può apprezzare il Francioni che vive quella specie di “avanguardia romantica”, cercando e trovandolo un’ espressività lirico-sonora che fa pensare ad un certo Koussevitzky, cellule melodiche che si discostano notevolmente da quelle presentate e realizzate in precedenza, e che in maniera realmente lapalissiana dimostrano l’ abilità, la destrezza dell’ esecutore nel suonare, anche sulla tastiera e con grande intensità, ma sempre di stampo intimistico. I “Cinque piccoli pezzi” per chitarra solo, amabilmente suonata da Aldo Vianello, ritorna sul selciato del tempo scandito quasi un secondo alla volta. E’ tipico l’ utilizzo degli armonici chitarristici, dove si può notare un’ esecuzione estremamente sensibile, specie nell’ evidenziazione estrema delle dinamiche, e di un fraseggio in cui ritornano le grandi pause, ma trattasi del momento nel quale silenzio-suono appaiono la stessa ed identica cosa. Non vogliamo entrare nel “filosofismo musicale”, ma si tratta del momento più emozionante ed importante di tutto il contesto compositivo. Il tratteggiarsi sempre di questo ritmo ben cadenzato (è il “leit motiv” dell’ intero Cd). La chitarra ad un certo punto sembra sdoppiarsi e nel Rondel vengono evidenziati due aspetti della “scienza musicale”: il ritorno al “suono zero” ed una resa espressiva del chitarrista che suona più “al manico” riuscendo con grande perizia ad evidenziare passaggi dal “ppp” al “mf”, anche qui manifestazione non estemporanea di un virtuosismo mai fine a se stesso. Lo si può notare in questa sorta di “accordi tremolati o tremolanti”, in questo utilizzo compassato della chitarra e nella bellezza di sentire su questo strumento una sorta di “frusciare del tempo” su corde non certamente a ciò predisposte, ma che fanno realmente pensare e percepire questa sensazione di “ventosità sonora”, estremamente valorizzante. Giungiamo al termine di queste semplici osservazioni sui “Segni del tempo” di Enrico Francioni con un brano “Zauberspiegel” che non poteva essere se non un brano dedicato al contrabbasso solo, strumento principe del compositore. Un inizio che oseremmo definire “alla Rabbath” (non me ne voglia l’ esecutore), con l’ utilizzo dell’ arco molto vicino al ponticello e con sonorità che in questo caso si possono definire estremistiche. Il Tempo si fa notevolmente più cadenzato, meno pacato rispetto ai precedenti brani. La ripresa sonora dello strumento, in questo contesto, ne mette in risalto tutti gli aspetti espressivi-tecnico-esecutivi. Un’ ostinazione temporale che talvolta fa a pugni con un basso ostinato, con un fraseggio limpido e puro, con l’ uso di armonici sempre più evidenti. Sembra ritornare quella inquietudine esistenziale di cui si faceva cenno, ma in maniera marcata e decisa, passando attraverso glissati e sonorità misticheggianti, ad una serie di bicordi balzati che quasi tendono a ricreare una situazione sempre più caotica ma ben misurata, e con un fraseggio realmente estremo dal pianissimo al fortissimo in questo caso, in cui anche le pause si fanno molto più lunghe. Alla ripresa, il contrabbasso sembra quasi collidere con una certa forma di lamentosità che si esercita con virtuosistici “sautillè” proprio sugli armonici. C’è un ritorno quasi dovuto a quelle sonorità mistiche, orientaleggianti nelle quali i pizzicati più che mai tendono a divenire dei cantabili. Un archetto tambureggiante sulle corde con rimbalzi esasperati ed una tipologia effettistica che predilige anche il c.d. “strofinìo”. Il canto qui è sempre più di tipo percussivo e non manca mai l’ alternarsi del silenzio-suono-silenzio, ove sembra quasi di ritrovarsi nelle predette tonalità minori ed in cui le sonorità si fanno di carattere mantrico e/o tantrico, ed infine una percepibilissima cadenza temporale maggiore. Il tutto condito da un virtuosismo lirico-affettivo, in cui i cantabili si presentano sia in posizione al manico che al capotasto, segno questo di padronanza dello e sullo strumento. Insomma, una conclusione di un lavoro “assemblato” da brani concepiti in momenti diversi, con maggiore sfoggio di frasi melodiche e dissonanze mai fini a se stesse.
Una produzione, questa di Francioni, che non lascia “segni” sulla valenza del compositore che, sempre a nostro giudizio, merita un tributo soprattutto per aver creato un lavoro che potevamo pensare sulle prime frammentato o frammentario, ma che al contrario ha dimostrato le capacità di un Artista che pensiamo debbano essere valorizzate da una critica sempre più ampia e conoscitiva. Senza dimenticare l’ estrema competenza esecutiva anche di Francesco Manna (ottavino, flauto e flauto in Sol), Aldo Vianello alla chitarra, Aldo Zangheri alla viola, Gabriele Zoffoli al violoncello, Pasquale Farinacci al violino e Patrizia Carciani, “last but not least” all’ arpa. Un insieme di professionisti ed artisti al servizio dell’ Arte musicale, e non solo.

[Vito D. Liuzzi]


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Ciao Enrico...
ho ricevuto il tuo cd,e ti dico subito le mie impressioni:
La grafica è molto buona e le note soddisfacenti,un bellissimo preambolo al lavoro contenuto...infatti ascoltando la tua musica,sono stato pervaso anzitutto da un senso di completa padronanza della scrittura e della conoscenza degli strumenti ai quali hai dedicato le tue composizioni.
Secondo me si nota molto un certo tipo di musicalità,presente in tutti i brani,e cioè l'uso sapiente del silenzio e la completezza dei timbri,compresi gli armonici e altri vari effetti.
Mi sono piaciuti molto i brani "Flabrum",il "Trio","I segni del Tempo" e "Zauberspiegel".

Mi viene spontaneo un confronto con il mio lavoro,e devo dire che la tua musica è molto più completa e più "alta",nel senso più buono del termine.Si perchè io ad esempio uso pochissimi elementi,e concentro il mio pensiero nella forza sonora e nel ritmo,mentre tu sai abbracciare ogni sfumatura della musica....
Direi quindi che il tuo è proprio un gran lavoro,che va diritto in un punto ben preciso:il suono e la sua origine....
Bè ,questo è il mio modesto punto di vista!!

Ti ringrazio ancora per avermi dato questo tuo lavoro,ti assicuro che c'è da imparare molto ascoltandolo....

[Eolo Taffi]

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Enrico Francioni has achieved degree in double-bass and recently also in electro-acoustic music at the Conservatorio "G.Rossini" of Pesaro.
We mention among his teachers: F.Grillo, E.Laine, F.Petracchi, W.Stert, B. Tommaso for the double-bass and E.Giordani for the electro-acoustic music. Followed the masterclass of W.Branchi, L.Camilleri, J.Chadabe, D.Monacchi, A.Petrolati and A.Vidolin.

As soloist, he was rewarded in different national and international competitions (Stresa, Genova, Ancona, Fivizzano).
He interpreted in World Premiere (Firenze-1988) the Suite I for solo double-bass (Edition Schott – dur. 45') composed by F.Grillo; he followed the composition in the creative stages, agreed with the author.

The its you works of electro-acustic music they were performed and spread by: Oeuvre-Ouverte (IMEB, Bourges-France), Cinque giornate per la Nuova Musica (Fondazione Mazzotta, Milano-Italy), Il Suono aperto (LEMS, Pesaro-Italy), Festival Villa e Castella 2008 (Pesaro-Italy), FrammentAzioni (TEM, Udine-Italy), XVII C.I.M. (AIMI-IUAV-LaBiennale, Venezia-Italy), VOXNOVUS 60x60-InternationalMix (USA), Emotions-Out Of Range (Frontone-Italy) and EMUfest 2009 (Roma-Italy).

He has collaborated with Rossini Opera Festival, Accademia Bizantina, Orchestra Sinfonica della RSM, Orchestra Filarmonica Marchigiana, Orchestra Pro-Arte Marche, Orchestra Sinfonica di Pesaro, Orchestra Sinfonica Rossini and from 1986 to 1988 had been double-bass player in the Orchestra Sinfonica "J.Haydn" di Bolzano e Trento.

Self-taught composer, he is author of instrumental chamber music, musical theater, electro-acoustic music, educational music and essays (Edipan, EurArte, Mondo Sonoro and Wicky).
As composer, he was rewarded in national and international competitions ("E.Carella" Val Tidone-PV, "Città di Pavia" Pavia, AGIMUS Varenna-LC, Padenghe sul Garda-BS).

He was author and promoter of various musical events in the Provincia di Pesaro e Urbino.

He has recorded for Dynamic, Agorà, Orfeo, RSI, RAI, Twilight Music, Edizione Discografica Cappella Sistina, Produzione ROF, Agenda, La Greca Production and Classic Studio.

He was double-bass teacher at Conservatorio "G.Rossini" of Pesaro and he’s involved in several educational music activities.


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