Insilence | Insilence

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Insilence

by Insilence

Combining influences that include Pantera, Deftones and Opeth, InSilence forged its own brand of melodic metal. This release combines the band's only EP with previously unreleased material and early demos.
Genre: Metal/Punk: Alternative Metal
Release Date: 

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Tracks

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1. Scream
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2. The Pied Piper
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3. Sixteen
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4. Silence
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5. The Grinning Man
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6. Hero(Es)
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7. Sore
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8. Sort of Gods
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9. Make Me Bleed
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10. The Pied Piper (Demo)
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11. The Grinning Man (Demo)
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ABOUT THIS ALBUM


Album Notes
This InSilence release includes the band's only EP plus two previously unreleased tracks produced between 2006 and 2007 as well as two demos of the band's early stages in 2004.
Released in 2006, the InSilence EP was produced by Mark Mynett (Kill II This) and was met positively by reviewers in the UK and Europe (Metal Hammer, Terrorizer, Metal (France), Dark City (Russia), Metal.it).

***Glasswerk Review***

InSilence have come to the world of music in order to end the common sense of what silence is. Andrea Leonelli (vocals), Paul Sadler (guitar), Fred Marecesche (guitar, backing vox), Martyn Chrystie (percussion), Kath Edmonds (drums) and Rick Maloney (bass) saw the silence from another point of view and according to this band from Salford silence is screaming in alternative metal tunes.
In Silence formed in September 2003 and each one of the six band members brought to the band different influences. However they all seem to agree on one point, which is The System of A Down, a band that you can easily relate their music to.
This EP has continuity and an amazing flow as one track goes after the other so it is hard to distinguish the best tracks. Nevertheless “Scream”and “The Pied Piper” might hook you when you first listen to them.
In general the grinding texture of this ep and the aggression that is expressed through heavy memorable riffs is a really good starting point for InSilence.

***Skratch the Surface Review***

An encouranging and promising effort all round, this debut self titled EP from Manchester based six piece InSilence is easily o­ne of the best self released EP's to land o­n my desk in a long time.
Mixing up traditional style soloing and riffage a la Shadows Fall with a definite Deftones influence o­n the more melodic sections, Insilence are blissfully unaware emo ever happened and
their unawareness sounds brilliant.
The jumpy nu-metal bounce of 'Sore' reminds that not everything inspired by KoRn was bad whilst their more frenzied sections remind of the chaotic blast of System Of A Down.
'The Pied Piper' finds a stark introduction building into a dense wall of sombre guitars and a quickfire vocal that hooks you in quietly, burying itself in your short term memory.
A clear production from Kill II This man Mark Mynett helps the infectious chug of 'Sixteen' cut through the speakers in stylish fashion and the savage closing blast of 'Hero(es)' reinforces the earlier opening trio of tracks hope and quality.
On the strength of this recording their is no reason Insilence can't carve a similar path to fellow Mancunians I-Remain or I-DEF-I and rise to the top of the Uk underground aided by a hard work ethic and simply good music.

***Metal.it Review***

Formazioni come questi InSilence dimostrano che c’è ancora qualche speranza di futuro per un genere molto “spremuto” come quello del (new)metal crossover se si riesce, come fanno i nostri, ad allontanarsi dalla troppo evidente massificazione in virtù di una sufficiente dose di personalità e di doti compositive non trascurabili.
Il sestetto inglese (ma da considerare come una piccola “multinazionale” europea, visto che il cantante è italiano e il chitarrista francese) emerge dall’underground della scena di Manchester con questo Ep, dopo essersi “fatto le ossa” in numerosi concerti, concorsi e festivals, affiancando bands come Aconite Thrill, I Remain e soprattutto gli ottimi (e più noti) The Blueprint.
L’impasto tra rilevante base post-thrash, vena melodica importante, scorie hard-core e death, affiancata ad un background di metal più ortodosso, li può far accostare ora ai Machine Head, ora ai System Of a Down o ancora ai Disturbed o anche ai conterranei Earthtone 9, ma, per fortuna, gli InSilence non amano fossilizzarsi troppo in una formula già consolidata e, senza eccessivi manierismi, cercano un loro percorso, con un sound prodigo di sfumature che si rivela appieno dopo ascolti ripetuti, pur essendo caratterizzato, nel contempo, da un impatto piuttosto immediato.
Sette tracks serrate, compatte, prive di sbavature tecniche, abilmente condotte dalla versatile voce di Andrea Leonelli, bravo (e qui non c’entrano questioni di “campanile”) nel variare le proprie interpretazioni dall’approccio più violento a quello melodico (proprio come i suoi probabili “maestri” Tankian, Flynn, Middleton e Draiman, i cui insegnamenti sono stati assimilati con buone facoltà proprie) e contrassegnate da stacchi e cambi di ritmo e d’umore sempre precisi e sufficientemente fantasiosi.
L’assalto inizia con la potente “Scream”, “banalotta” ma coinvolgente, prosegue con la struttura “thrashosa” di “Sore”, su cui s’innestano break vocali che alternano intonazioni “schizofreniche”, cantato pulito e tracce di growl e giunge a “The pied piper”, uno dei brani meglio riusciti del disco, con il suo riff nu-metal che si distende a movimenti più rilassati, splendide vocals, a tratti, quasi d’estrazione soul ed interessanti soluzioni percussive, il tutto a creare un ibrido che evidenzia anche buone doti d’assimilabilità.
E’ ancora il thrash a contrassegnare i valzer ritmici dell’estrosa “Silence”, questa volta contaminato con il death, il metal e l’hard-core, mentre “The grinning man” è un altro highlight del cd con le sue digressioni “progressive” (ottimo il guitar-work) e un refrain nuovamente di gran livello … inventiva e fruibilità, elementi difficili da far convivere!
“Sixteen” inizia con un piglio techno-speed ultra-serrato abbastanza canonico, ma grazie al particolare andamento canoro e alle variazioni strumentali si scrolla di dosso la sensazione di “già sentito”, che invece percorre maggiormente “Hero(es)”, dove la voce, comunque, appare sempre piuttosto allettante nelle sue traiettorie di scuola vagamente “Tankiana”.
Mark Mynett (che qualcuno ricorderà in veste di musicista con i Kill II This, i quali, con il loro secondo platter, “Deviate”, avevano creato un coraggioso ed intrigante scontro tra melodie viziose, elettronica e furia new-metal, con risultati eccellenti, peraltro mai più replicati nei dischi successivi … staremo a vedere cosa saprà fare con la nuova incarnazione della band denominata City of God), si occupa di registrazione, produzione e mixaggio (e di offrire, forse, viste le sue esperienze artistiche, anche qualche piccolo suggerimento musicale), dimostrando che, pur senza chiamarsi Chang, Robinson o Richardson e soprattutto con un budget che immagino molto diverso da quello messo a disposizione ai suoi illustri colleghi, si possa svolgere un buon lavoro a livello di resa acustica, se si hanno le idee chiare su come debba “suonare” un disco di questo tipo.
Ci sono ancora, ovviamente, discreti margini di miglioramento per gli InSilence, sia dal punto di vista prettamente del songwriting sia in quello dell’originalità, come già detto, in ogni caso, ambedue già ora a livelli mediamente elevati … gli esordi sono più che confortanti e se sapranno continuare su questa linea, la vecchia Albione avrà un altro gruppo di cui andare (veramente, senza spocchia “patriottica”) fiera e che potrà essere uno dei protagonisti di una nuova generazione di giovani bands, con idee e stimoli, pronte a quella riscossa nazionale (magari, come in questo caso, con qualche “aiutino” extra-britannico) che riporti il Regno Unito all’altezza degli U.S.A. e di quegli altri stati europei che, negli anni, gli hanno “soffiato” un ruolo di primo piano nella scena metallica mondiale.


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