Marilù | Soltanto Un Twist

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Rock: 50's Rock Pop: Italian Pop Moods: Type: Vocal
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Soltanto Un Twist

by Marilù

Marilù si incontra lì, tra il twist e doo-wop, tra rhytm’n’blues e una spruzzata di surf, in quell rock’n’roll che abbandona i passi del blues e si lascia dominare dagli elementi tipici del primo country: “oldies but still goldies”
Genre: Rock: 50's Rock
Release Date: 

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ABOUT THIS ALBUM


Album Notes
Bravi, musicali, un po’ ruffiani, grande voglia di stupire e accattivare, fuori dallo stereotipo del musicista sfigato o del professionista per passione, o ancora del poeta maledetto in bolletta perché ama l’arte, può e sa fare solo quello, ma sfortunatamente non è il momento, non è il giorno, non è il periodo, insomma non è vita per veri artisti.

Si potrebbe descriverli così i “Marilù”, gruppo al soldo di chiunque abbia voglia di ascoltarli, mercenari della musica, professionisti solerti e instancabili che vestono in jeans e camicia, che usano tablet e smartphone, non vanno in giro con improbabili moto anni 50 e capelli anni 50: giovani del 2000 che si divertono mentre fanno musica degli anni 50 e si fanno pagare per questo.

E hanno il grande pregio di divertire il pubblico che ha la fortuna di incontrarli.

Andrea Amico (contrabasso e cori) e Marco Gioè (chitarra e voce) sono compagni e amici musicalmente inseparabili, da anni condividono quasi ogni esperienza musicale che li ha visti protagonisti: la loro storica formazione, “Shotgun” (Vincitori dell’ ”obiettivo blues in” per il Pistoia Blues, primo posto alle selezioni Etna Blues nel 2005).
A completare il terzetto, Giuseppe Marino (batteria e cori), dal passato eterogeneo, tra rock-blues, grunge, folk popolare con i “Baddarò”.

Giovani che si divertono a riscoprire la musica di un tempo, quel pezzo di America (intesa come U.S.A.) che devia dal rock’n’roll e non si aspetta d’essere spazzata via dalla “Britich Invasion” del pop-beat e rock-blues.

Quella musica a metà tra due forme di ribellioni differenti, tra rock’n’roll statunitense e rock inglese, che era riuscita a conservare il lato prettamente ludico e genuino della musica: fuori dalle lotte politiche, dalle proteste, dall’inferno delle droghe, dalla forzata sperimentazione sonora.

Marilù si incontra lì, tra il twist e doo-wop, tra rhytm’n’blues e una spruzzata di surf, in quell rock’n’roll che abbandona i passi del blues e si lascia dominare dagli elementi tipici del primo country: “oldies but still goldies” reinterpretati e rivisti, a volte anche calcando la mano e trovando nuovi abiti a canzoni un po’ lontane.

Un impegno importante dal punto di vista sonoro per realizzare una musica solo all’apparenza semplice, tre voci, il rimo giusto per divertirsi e ballare: il primo album ha il grande pregio di essere omogeneo.

Undici canzoni che riescono a dare un’idea chiara del progetto e in cui spiccano precise scelte stilistiche, tra cui le durate davvero old style: abituati a fiumi di ripetizioni, estenuanti attese di un finale, assoli che sfociano nell’autoerotismo musicale, “Soltanto un twist” si distingue perché diretto, non mediato, rendendosi accattivante, stimolante, “digeribile”: tutte sotto i 3 minuti, due addirittura sotto i 120 secondi.

Se a questo aggiungiamo un gran gusto musicale, un’ottima registrazione, suoni sempre coerenti e un sapore retrò coerente e credibile, risulta davvero impossibile restarne assuefatti: è un cd che si riascolta spesso con piacere.

Un album indubbiamente già maturo e che descrive con dovizia di particolari la band, anche se è dal vivo che i “Marilù” danno il meglio: il contatto col pubblico, il coinvolgimento, la spinta naturale a muoversi e ballare li fanno diventare uno spettacolo imperdibile, grazie anche a una proposta musicale più ampia e variegata, in grado di adattarsi all’atmosfera della serata.

A. Di Vita


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